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Filosofia

Dr. LAGARDE, la sua concezione della cura del cancro è spesso diversa da quella dell’oncologia classica. Perchè?

Prima di tutto vorrei precisare che sono stato presentato come uno che utilizza esclusivamente la "medicina dolce", che cura il cancro con prodotti "alternativi". Ciò è del tutto falso. Ho testato, valutato numerosi prodotti provenienti dalla "medicina alternativa", naturalmente, sia per verificare se avevano un valore terapeutico, sia perché mi aiutano a proteggere i miei pazienti dalla tossicità della chemioterapia .
Se avessero buttato un semplice sguardo sui miei scritti e pubblicazioni, avrebbero constatato, al contrario, che alla base stessa delle mie cure, senza eccezione, ci sono delle terapie oncologiche classiche, anche se le utilizzo, le applico, a volte in modo diverso. Mi considero e sono un oncologo classico ma a volte esco fuori dai sentieri battuti e sostengo la convergenza delle terapie, laddove è possibile.

Allora perché non seguire i sentieri indicati dagli organismi accademici, senza riflettere, senza discutere, come fa la maggior parte dei vostri colleghi oncologi?

1-In primo luogo, in linea di principio, la libertà è essenziale in medicina come altrove, e non si può dettar legge nella ricerca, tanto meno imporre un'ortodossia scientifica che non ha nulla a che fare con la VERITÀ. Presto vi darò alcuni esempi che lo dimostrano.


2-In secondo luogo, perché l'attuale scienza oncologica troppo spesso non rispetta la legge fondamentale di tutta la scienza, legge che si riassume in due parole: LOGICA e RIGORE.. 

Da una ventina d’anni, la ricerca fondamentale ha fatto passi da gigante in tutti i settori, compreso l'oncologia. Non pensate che sia curioso che in questo campo a livello di cure, e soprattutto a livello di risultati, le proposte siano piuttosto deludenti?

La spiegazione è molto semplice. Vengono dimenticate o denigrate delle scoperte, delle informazioni estremamente utili se non indispensabili. Alcune sono imbarazzanti e obbligherebbero a rivedere a volte le strategie terapeutiche stabilite da anni, rivedere alcune tecniche, urterebbero la quotidianità amministrativa, obbligherebbero alcuni miei colleghi a rimettersi in discussione.
Questo non è una novità e già 30 anni fa il Prof. Lucien Israel aveva scritto: " Delle conoscenze operative reali, acquisite, vengono dimenticate o addirittura negate, e la maggior parte dei pazienti viene curata come se queste conoscenze non fossero state mai state acquisite. "
Allora, per esempio, come è possibile che continuiamo a basare i pronostici e le cure in funzione della dissezione linfonodale , cosa che non ha alcun valore reale, come hanno dimostrato da 10 anni gli studi scientifici sull’angiogenesi! Sappiamo da 10 anni che le prime metastasi partono prima dal flusso sanguigno. Questo concetto ha fatto crollare la fondatezza della tecnica del linfonodo sentinella!
Ma alcuni l’avevano già intuito 30 anni fa e così il Prof. Pouyard aveva scritto: "L'urgenza in oncologia non è di operare, ma di curare le micro metastasi che ancora non vediamo”. E con altri medici preannunciava la chemioterapia neo adiuvante (prima dell’operazione) per tutti i casi.

Nel 2015, pratichiamo ancora sistematicamente la tecnica del linfonodo sentinella, raramente applichiamo la chemioterapia neo adiuvante, tranne nel caso di tumori al seno infiammatori, basiamo sempre la strategia sull’asportazione dei linfonodi. Abbiamo perso 30 anni. Così, a mia volta, vi faccio una domanda: dal momento in cui conosciamo la verità, un medico può continuare a seguire un sentiero che lo porta direttamente contro il muro, e contrario all’interesse del paziente?
3- Infine, cosa incredibile poiché si vanta di essere logica, la scienza medica attuale ha inoltre dimenticato, ignorato, un'altra legge fondamentale: SIAMO TUTTI DIVERSI e i tumori sono anch’essi tutti diversi. Non credo che gli scienziati negheranno gli studi della genetica moderna!
Quindi cerchiamo di rimanere logici e poniamoci la domanda: un trattamento uguale per tutti, calcolato unicamente sul peso e sull’altezza, come raccomandato dai protocolli internazionali, vi sembra logico? E ' esatto? Certamente no. Lucien Israele, ancora lui, ha scritto in "Cancro oggi": "Il protocollo è il trionfo della mediocrità in medicina."

E’ perché ho cercato di curare i miei pazienti con logica e rigore, basandomi sui principi di base della medicina classica e delle nuove conoscenze apportate dalla ricerca, aiutandomi a volte con integratori derivati dalla medicina alternativa ( al fine di sostenere le funzioni organiche per diminuire la tossicità dei trattamenti), a volte sono uscito dai sentieri battuti e ho rifiutato, eventualmente, il protocollo convenzionale, se ritenevo che ci fosse di meglio.

Ma dove anche ho rifiutato di seguire la via tradizionale è nella filosofia stessa di questa oncologia accademica. In effetti, questa filosofia è come paralizzata da una idea fissa, distruggere il cancro al primo colpo, estirparlo utilizzando tutte insieme le nostre armi terapeutiche pesanti e tossiche (chirurgia, radioterapia, chemioterapia, anticorpi monoclonali) .E se falliamo non resta che morire.

Comprendiamo lo scetticismo che attacca ogni progresso parziale. Da questo deriva la cattiva volontà di organizzare il combattimento e mettere tutte le probabilità dalla parte del paziente.
Lottare, combattendo passo dopo passo con cancro in una lotta dubbia, non ha senso per la stragrande maggioranza degli oncologi. Questo sarà davvero possibile solo quando troveremo veramente delle soluzioni per curare più tumori. Per il momento non è questo il caso.
Eppure sono questi progressi parziali che scopriamo a poco a poco, con l’esperienza, che ci permettono il più spesso delle volte non di guarire tutti i pazienti, ma di farli vivere più a lungo e più umanamente.

Questa è la strada che ho scelto e della quale mi sono fatto carico per oltre 40 anni.

Per Maggiori informazione visita: Il sito Vivere con il cancro